L’AMBRA NELLA STORIA DELL’UOMO

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Le gemme sono note all’uomo da milioni d’anni e la prima in assoluto ad essere usata in gioielleria è stata l’ambra. In passato possedere pietre preziose era privilegio dei potenti e quindi sintomo di status sociale. Quando le conoscenze erano più limitate nel campo delle scienze naturali le gemme vennero avvolte da un alone di mistero, di soprannaturale tanto da essere usate anche come amuleti e talismani.

Per “gemma” non esiste una definizione universalmente accettata ma in linea di massima è possibile dire che è una pietra preziosa di gran pregio per colore, luminosità, durezza, trasparenza e che le sue proprietà nell’aspetto visuale vengono ulteriormente valorizzate da un taglio particolare ottenuto artificialmente. Esse possono essere costituite da minerali, aggregati di minerali, rocce ma possono contenere anche sostanze organiche e sintetiche. Oggigiorno vengono usate oltre che in gioielleria e per oggetti ornamentali anche in ambito simbolico e curativo (cristalloterapia).

Il termine “ambra” veniva usato in passato come sinonimo di resina fossile e di resinite e questa ambiguità è stata fonte di fraintendimenti e confusione. In particolare nella letteratura europea antica è stata usata in senso molto restrittivo per identificare solo la “succinite”, la varietà di ambra baltica che è la più importante e la più diffusa dal punto di vista gemmologico ed ancora oggi questa accezione è molto comune, probabilmente per l’importanza commerciale che questa ha rivestito nella storia europea.

Attualmente nella comunità scientifica per ambra s’intende una qualsiasi resina fossile e le sue varietà vengono identificate principalmente dalla provenienza geografica. Da un punto di vista commerciale oltre a questa distinzione primaria conta la trasparenza e l’eventuale presenza di bollicine d’aria. L’ambra è la resina emessa dalle conifere soprattutto del Terziario, in particolare (ma non solo) dal “Pinus Succinifera” che nel tempo si fossilizza e in alcuni casi si solidifica imprigionando al suo interno resti vegetali e animali, soprattutto insetti. L’indurimento della resina e la sua trasformazione in ambra è un particolare processo di fossilizzazione, chiamato “amberizzazione”, che permette di studiare nel dettaglio le caratteristiche anatomiche degli organismi animali e vegetali preservati all’interno e vissuti in un tempo lontanissimo, che si stima possa essere tra i 24 ed i 40 milioni di anni fa’, fornendo dati importantissimi per la comprensione dell’evoluzione biologica e geologica.

L’ambra è traslucida, di un colore che può variare tra giallo, arancio, rossiccio, bruno, blu e verde. I depositi più celebri ed antichi si trovano lungo le coste del Mar Baltico, nella penisola di Samland, altri importanti giacimenti sono distribuiti in Polonia, Lituania, Lettonia, Russia, Danimarca, Germania, Svezia, Romania. Depositi minori sono presenti anche in Myanmar, Cina, Giappone, Canada, Stati Uniti, Messico (erano già noti all’epoca dei Maya), Spagna, Francia, Libano ed Italia (la varietà italiana è localizzata soprattutto lungo il corso del fiume Simeto, da cui il nome “simetite”).

L’etimologia del termine è incerta, ma sembrerebbe derivare dall’arabo “anbar” (tuttavia gli Arabi confondevano l’ambra con l’ambegris, una sostanza secreta dai capodogli ed usata nell’industria cosmetica). Gli archeologi stimano che il commercio di questa gemma avvenisse lungo la cosiddetta Via dell’Ambra che si snoda dal Baltico al Mediterraneo e fu avviata addirittura nel Neolitico. La Via dell’Ambra non era propriamente una strada ma una rete di vie terrestri e fluviali che dal nord Europa conduceva verso il sud. L’ambra è stata usata fin dalla Preistoria ed anche in epoche successive come amuleto, è stata utilizzata per curare diverse malattie e in vari rituali oltre ad essere anche posta nelle tombe.

Sono molte le leggende che narrano l’origine dell’ambra. Ad esempio secondo la mitologia greca: Fetonte, figlio di Helios (il Sole), ottenne dal padre di condurre da solo per il cielo il suo carro di fuoco ma per la sua imperizia provocò danni terribili alla Terra per cui Zeus, infuriato, lo uccise folgorandolo con una saetta, facendone precipitare il corpo senza vita sulle rive del fiume Eridano (Po). Le Eliadi, le sorelle del giovane, lo piansero a lungo finché il re degli dei adirato non le trasformò in pioppi e le loro lacrime si condensarono in lucenti ambre. È singolare notare come questo mito indovini l’origine vegetale dell’ambra e il suo magico legame con il Sole, infatti i greci chiamavano questa pietra “electron”, termine dovuto alla proprietà di questa gemma e già nota all’epoca di elettrizzarsi per strofinio (da cui il nostro concetto di “elettricità”). Questa gemma presenta altre caratteristiche fisiche come quella di galleggiare sull’acqua salata e di rilasciare un penetrante profumo d’incenso quando viene bruciata. Tutto ciò contribuì a diffondere la credenza nelle sue capacità curative, in particolare per le malattie nervose e le vie respiratorie. È curioso che nell’Antica Cina anche se era nota l’origine dell’ambra ovvero che era prodotta dalla trasformazione nel tempo della resina di pino, la mitologia raccontasse che questa pietra fosse il frutto della trasformazione dell’anima della tigre dopo la sua morte, da cui il nome cinese “hu-po” che significa appunto “anima di tigre”.

L’ambra è abbastanza tenera per essere intagliata ed una volta lucidata i pezzi più pregiati assumono un’attraente e traslucida tonalità di marrone-oro mentre quelli meno preziosi un’opaca sfumatura gialla-brunastra. Se poi questa gemma viene esposta alla luce ultravioletta diventa fosforescente ed a seconda della sua provenienza geografica presenta bagliori di colori che variano dal blu al giallo, dal verde al rosso. Ovviamente il colore non è dato dal pigmento dell’ambra ma è il risultato di un effetto ottico derivante dalla rifrazione del fascio di luce incidente. Sfortunatamente l’ambra è una pietra che si presta ad imitazioni in quanto somiglia alla plastica ed alla resina polimera, quindi ad esempio non è infrequente che il “copale” o “ambra immatura”, resina d’albero solidificata ma di origine molto più recente e per questo non ancora completamente stabilizzata venga fatto passare per ambra. Talvolta con particolari trattamenti vengono inclusi anche piccoli animali e frammenti vegetali sicuramente non risalenti a milioni di anni fa’ allo scopo d’impreziosire in modo ingannevole la pietra e renderla più costosa.

Attualmente di tutta l’ambra che viene estratta solo il 15 per cento viene impiegato in gioielleria e nella produzione di oggetti ornamentali, mentre il resto, di solito frammenti, viene utilizzato nell’industria farmaceutica e nella produzione di vernici.

Per quanto riguarda l’uso dell’ambra in cristalloterapia, anche se le fonti sono incongruenti, sembra che venga usata come nell’Antica Grecia nella cura ad esempio dell’artrite, delle vene varicose, dell’emicrania, del mal di stomaco, del mal di schiena. Fin dall’antichità si riteneva che le gemme avessero origine dalle stelle in quanto analogamente a queste ultime luccicano e brillano. Ad ogni gemma venivano quindi attribuite proprietà magiche ed associazioni con le stelle. Attualmente questa credenza viene riconsiderata e l’ambra viene associata quale pietra zodiacale al segno del Leone, come pietra dei pianeti a Mercurio e come pietra della settimana alla domenica.

È interessante constatare come l’ambra, che ha attraversato la storia della Terra e dell’umanità abbia apportato il suo contributo, testimoniato dalla Via dell’Ambra, all’esistenza in un tempo passato di un mondo in un certo qual mondo già globalizzato nell’ambito degli scambi sia commerciali che culturali.

 


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Giulia Cesarini Argiroffo

Giulia Cesarini Argiroffo laureatasi magistrale (cum laude) in Teorie della Comunicazione all’Università di Roma Tre, con una tesi su “Idioms e pubblicità” dalla quale è stato tratto un saggio pubblicato su una rivista di semiotica. Successivamente ha frequentato presso l’Università LUISS Guido Carli- Business School due Master: prima uno in Marketing Management e dopo uno in Digital Marketing & Social Media Communication.


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