Paradossi del cosmopolitismo

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L’apocalisse è imminente: storici e climatologi lanciano l’allarme per un pianeta Terra visibilmente fragile, quasi giunto ormai al punto di non ritorno. Non c’è più tempo, bisogna intervenire immediatamente. Ogni singolo cittadino del mondo è colpevole di questo degrado ma nessuno di noi ha il coraggio di ammetterlo e di iniziare a fare qualcosa per cambiare la situazione. È più semplice incolpare multinazionali e stati anziché farsi un auto esame e rendersi conto di tutti gli sprechi, consumi e inquinamento che si produce. Siamo tutti ricchi di buoni propositi ma poveri di iniziativa .

A questa terribile emergenza non ha contributo solamente l’inquinamento ma anche il problema della sovrappopolazione. Basti pensare che in più siamo, più terreni verranno disboscati per coltivare e per costruire. Più popolazione significa anche aumento dell’allevamento intensivo e perciò meno zone verdi; più popolazione significa più industrie che producono e perciò inquinamento.
In questo modo tutte le risorse della Terra verranno sovra-sfruttate e in cambio al pianeta daremo solo inquinamento ed indifferenza. La maggior parte di queste risorse si trovano nel sud del mondo e la popolazione industrializzata non sfrutta solamente la terra ma anche le persone locali, portando condizioni di vita sempre peggiori che sfociano nella fame, nelle malattie, nelle guerre e nell’emigrazione.
Questa è un altra responsabilità a cui la nostra generazione è direttamente collegata.

Siamo tutti capaci di ammettere e affermare che bisogna ridurre la fame e lo sfruttamento nel mondo ma nessuno è disposto a rinunciare alle comodità personali e ai vantaggi che questa situazione ci porta.
Tutti si sconvolgono quando in TV parlano di sfruttamento minorile, quando si vedono immagini di denutrizione e malattia, ma nessuno vuole fare nulla ,in quanto siamo tutti intenti a cercare i propri interessi: parliamo, critichiamo, fingiamo di preoccuparci ma alla fine continuiamo a tenere lo stesso comportamento. L’extracomunitario che arriva  dà fastidio, porta malattie, deve essere sfamato ma non si pensa che è scappato dalla sua terra perché le multinazionali hanno sfruttato tutte le risorse del suo paese portandolo alla fame.
La situazione che si è creata da un paio di secoli fino ad oggi ha preso un’ impronta cinica :fino a quando queste persone lavorano sotto regimi di schiavitù per poterci permettere di vivere in modo più agevolato, consentendoci di avere beni di prima necessità e beni preziosi a prezzi bassi, nessuno ha la volontà di sacrificarsi per cercare di cambiare la situazione.
Un metodo semplice per combattere questa situazione potrebbe essere quello di acquistare le merci in negozi affiliati ad associazioni che permettono ai popoli sfruttati una giusta retribuzione, a discapito di un aumento considerevole del prezzo.

Nessuno vuole nemmeno provare a risolvere il problema e anzi in molti si lamentano dell’elevato prezzo dei materiali.

Il problema è che ogni singolo cittadino ha una grande responsabilità verso le generazioni future. Da noi dipendono le condizioni di viti delle prossime generazioni. Poiché la popolazione sta  crescendo ad un ritmo esponenziale, per permettere a tutti di usufruire delle risorse naturali, occorre limitare gli sprechi, razionalizzare cibo e acqua.
Questo tipo ti comportamento porterebbe ovviamente  ad un abbassamento della qualità di vita delle persone  e non so in quanti siano disposti a  fare tutto ciò, a rinunciare al proprio benessere per il bene di altri.


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Alex Nonesso

Classe VTEL B Malignani di Udine. Vincitore del Contest Letterario Festival Mimesis 2016-2017.


'Paradossi del cosmopolitismo' 1 commento

  1. 18 marzo 2017 @ 14:41 Andrea Zucchiatti

    Bellissima argomentazione! Bravo! ;)

    Rispondi


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