Intervista a Machiavelli


 

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Su Machiavelli, la letteratura critica, i saggi e dibattitti sono da sempre stati numerosi e continui, poiché il suo pensiero politico e la sua portata culturale ha costituito un crocevia fondamentale, se non proprio uno dei punti di partenza, della vicenda stessa della modernità. Consci di questa crucialità, Antonio De Simone e Davide D’Alessandro, in questo testo, (De Simone, A.-D’Alessandro, D., Intervista a Machiavelli. Tra cultura, filosofia, politica, Morlacchi, Perugia, 2016, pp. 196, euro 15,00.) cercano di ripensare ancora l’opera di Machiavelli, cogliendone in particolare l’attualità e la rilevanza che essa può avere anche per decifrare l’epoca che stiamo attraversando; i due studiosi propongono un approccio inedito e il libro si bipartisce così in una prima parte, curata da De Simone, che appunto riflette su quanto ancora il contributo di un classico come Machiavelli possa avere da dare per la riflessione politica e culturale contemporanea e in una seconda parte, curata da D’Alessandro, in cui viene immaginata una ipotetica intervista all’autore del Principe.

De Simone naturalmente sottolinea e ripercorre l’aspetto tragico e realista del pensiero politico di Machiavelli, il suo ruolo chiave nella storia della modernità, ma soprattutto coglie, e qui sta l’aspetto di maggiore attualità, come il Segretario fiorentino pensi “dentro la politica”, pensi cioè secondo la categoria del conflitto: in quest’ottica, dice significativamente De Simone, ci si trova criticamente posti di fronte al rapporto tra politica e filosofia politica, «un legame strettissimo  e sempre complicato, nel quale alla politica[…] si può attribuire quella possibile dislocazione che la vede come un’esperienza molto differenziata, come supplemento “costruito”, “artificiale” alle reti di vita sociale»(pp. 66-67).  Di qui impariamo, allora, come quella tra filosofia e politica è una relazione che coglie il conflitto come espressione della contingenza dell’umano. E la stessa idea di libertà appare legata a questa dimensione del conflitto, perché essere liberi vuol dire lottare per la libertà.

Nella seconda parte del volume, D’Alessandro, come anticipato, costruisce una ipotetica intervista a Machiavelli, che si può considerare un completamento, più discorsivo e leggero, dei temi istituzionalmente trattatati nel contributo di De Simone. L’intervista fa parlare, attraverso domande e suggestioni specifiche, direttamente Machiavelli rispetto alle sue vicende storiche, politiche e personali e al suo tempo, gli fa esprimere precisazioni e argomentazioni sulle sue opere, dal Principe alla Mandragola passando per i Discorsi e le  Istorie fiorentine, e sul loro impatto; D’Alessandro immagina anche le possibili reazioni di Machiavelli rispetto alle tante interpretazioni fornite alle sue teorie e alla sua stessa figura, da quelle dei suoi contemporanei sino a quelle di Bacone e Spinoza, a quelle dei filosofi idealisti come Hegel e ancora a quelle dei protagonisti del dibattito novecentesco in Italia e nel mondo, come Croce, Gramsci, Garin, Meinecke, Strauss, Berlin, Althusser.

Sull’insieme di tali basi, il volume si configura come uno strumento di studio istruttivo, interessante, con una impostazione inusuale, per riattualizzare il dibattito sul momento machiavelliano e reintrodursi nei suoi snodi chiave; l’idea dell’intervista immaginaria, accanto al saggio teorico rigoroso, rende probabilmente la lettura e l’approfondimento di queste tematiche più accessibile anche a un pubblico non specialista. Si può peraltro segnalare che il libro è arricchito da belle immagini su carta pregiata, tratte dal catalogo della mostra “Machiavelli e il mestiere delle armi”, svoltasi a Perugia nel 2015, che costituiscono un apprezzabile e accurato supplemento iconografico che accompagna la riflessione teorica proposta dai due autori.

In conclusione, quindi, i contributi di De Simone e D’Alessandro, nella loro rilettura di Machiavelli, cercano di capire come nelle morfologie del contemporaneo, l’essere umano con le sue costitutive oscurità possa costruire le condizioni per un vivere comune malgrado il conflitto e, anzi, attraverso il conflitto, mettendo fine all’idea di eliminare tutto ciò che appare ingovernabile. Questa, dunque, la lezione che essi traggono da Machiavelli e dal suo sguardo sulfureo, acuto ed eccentrico, esteso sino a questo inizio, sotto molti aspetti aporetico e problematico, del XXI secolo.

 

di

Francesco Giacomantonio


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