Gaston Bachelard versus Gaston Bachelard.

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Il 25 marzo 1950, durante la Conferenza annuale della Société française de Philosophie, Gaston Bachelard, illustra le caratteristiche fondamentali del Razionalismo. Ci troviamo a cavallo fra la prima e la seconda epistemologia, dove l’influenza delle immagini e della rêverie materiale, suggerisce un maggiore approfondimento di ciò che s’intende per ragione. Nell’introdurre lo schema dei principi che si trovano alla base della costruzione razionalista, Bachelard, ritrae l’homme des ving-quatre heures, l’uomo delle ventiquattro ore, un individuo che vive nella totalità del giorno e della notte la propria vita. Laddove la notte rappresenti il mondo oscuro del sogno, del fantastico e del poetico e il giorno il mondo della lucidità, della chiarezza e del risveglio, l’uomo delle ventiquattro ore, si avvale dei due poli opposti per intraprendere con maggiore omogenia e totalità il proprio essere razionalista. E’ nel ri-cominciare, nel ri-svegliarsi che un oggettivo arricchimento del sapere può avvenire.

Rispetto alla ricezione di un apparente eclettismo filosofico del filosofo francese, occorre fare una riflessione sulla costruzione del suo pensiero e della sua opera. Figura discussa e controversa del panorama filosofico contemporaneo, quella di Gaston Bachelard è ancora oggi, una personalità molto accattivante. La sua opera, come il suo pensiero sono stati mira di lunghe critiche rispetto le quali la scissione fra epistemologia e poetica. Volendo, invece, seguire le orme degli ultimi studi e delle nuove aperture rispetto a una lettura e a uno studio più omogeni di quest’autore, vale la pena soffermarsi sulla congruità complessiva dei suoi studi e delle sue ricerche. Benché la sua opera si divida in due versanti: quello epistemologico-scientifico e quello poetico-immaginario, si può risalire a un metodo utilizzato dal filosofo basato sul costruttivismo e sulla sistematicità. In questo caso il tema dell’uomo delle ventiquattro ore è un magnifico esempio di una totalità assestante basata su una dialettica in continuo sviluppo. Il sistema filosofico di Bachelard è bene che si legga da un punto di vista logico e formale conservandone un valore contraddittorio che è alla base del suo pensiero. Di conseguenza è d’uopo, a questo punto, illustrare alcuni passaggi che ritraggono l’aspetto apparentemente contraddittorio del suo pensiero ma che al contrario lo completano.

 

Costructio Rationis

In Gaston Bachelard la concezione di una realtà scientifica ed oggettiva possiede la prerogativa di un costruttivismo razionale. Fin dalle sue prime opere possiamo costatare il suo intere nei riguardi di tutto ciò che implichi una conoscenza progressiva. Testi come Essai sur la connaissance approchée(1928), La Valeur inductive de la relativité(1929) e Les intuitions atomistiques (1933), presuppongono un’inclinazione per una filosofia delle scienze dedita alla rettifica dei concetti e implicano una posizione precisa rispetto alle nuove ragioni del sapere sviluppate all’inizio del XX° secolo. Tutto ciò che implica una conoscenza si avvale, nelle teorie bachelardiane, di una costruzione scaturita dalla negazione. Tale percorso di confutazione si trova alla base della formazione scientifica a cui il soggetto deve affidarsi per una costruzione oggettiva della realtà. La negazione, nel caso di Bachelard, corrisponde a una dinamicità della conoscenza avvalendosi di un metodo che sviluppa, un vero e proprio progressismo scientifico. Le nouvel esprit scientifique (1934) e La Formation de l’esprit scientifique: contribution à une psychanalyse de la connaissance objective (1938) sono il risultato di una lunga opposizione rispetto a qualsiasi forma di realismo, attraverso concetti come quelli dell’ostacolo epistemologico e quello del non. La costruzione della ragione fa parte di un lungo iter di epurazione da qualsiasi forma di conoscenza troppo sensibile e soggettiva. Il savant per essere tale, deve seguire un vademecum di epurazione dalle immagini e dalle valorizzazioni della realtà che lo circondano. Bachelard teorizza il concetto di ostacolo epistemologico come scoglio da valicare nel caso di una conoscenza scientifica oggettiva. I campi del sapere in questo modo diventano dei banchi di prova per lo scienziato che deve sorpassare il credo di una fase pre-scientifica per riattualizzarsi in un’epoca scientifica e in divenire.

 

Per una pedagogiadialogata

Il modello di una conoscenza progressiva impone un lavoro di decostruzione e costruzione del pensiero scientifico. L’antagonismo nei confronti degli ostacoli epistemologici e delle conoscenze pre-scientifiche (cioè quelle anteriori al Ventesimo secolo), crea un punto di rottura dal quale scaturisce una nuova tipologia di trascendenza. Psicanalizzare la ragione, nell’ottica bachelardiana, è mettere in discussione l’inconscio cognitivo che è volto, di solito, a difendere lo spirito contro l’apertura e il nuovo. Una cosiddetta philosophie ouverte fa parte della storia del funzionamento della ragione umana nella scoperta e nella ri-scoperta scientifica. Attraverso le contraddizioni in cui lo spirito scopre e ri-scopre diviene finalmente creativo. Nel profilo che Bachelard traccia dell’uomo razionale nel Rationalisme appliqué (1949), si scorge un suo forte volere pedagogico. Laddove s’instauri un dialogo dialettico rispetto alla conoscenza, si conserva un’allure di meraviglia, rispetto la quale c’è sempre il fascino della scoperta. Negli anni d’insegnamento di fisica e chimica, al Liceo di Bar-sur-Aube, Bachelard si trova davanti ad una classe di pochissimi alunni con i quali instaura un rapporto didattico avanguardistico. Le lezioni spesso e volentieri ama farle fuori dalla classe, magari in mezzo la natura o lungo la sua amata rivière. Ciò che predilige è un lavoro di apertura e di dialogo maestro-alunno, nel quale rispecchiare la volontà di creare un luogo figurato come quello della cité scientifique, un posto adibito al dialogo dove i rapporti sociali sono fondati sul volere comune del sapere razionale. Formare la ragione corrisponde, per il filosofo francese, a una pedagogia fondata sull’errore dove ogni maestro dovrebbe aspirare a rimanere nei panni dell’alunno: «L’école est le modèle le plus élevé de la vie sociale. Rester un écolier doit être le voue secret d’un maître… ».

 

Le evoluzioni fenomenologiche di un materialismo scientifico

La cognizione dellamateria scientifica fa parte di un’enorme teorizzazione condotta da Bachelard nell’ambito della trattazione della fisica contemporanea e della micro fisica. Lo spunto interessante è quello di poter mettere in evidenza le influenze fenomenologiche di questa trattazione nell’ambito di una seconda epistemologia. Nel Matérialisme Rationnel(1953), Bachelard, riconosce infatti, non solo i privilegi idealisti della forma ma anche l’importanza fenomenologica e filosofica della materia. Se la materia si costruisce tramite una fenomeno-tecnica, il chimico o l’uomo da laboratorio dovrà unicamente seguire le leggi dei quattro elementi fondamentali, ossia acqua, terra fuoco e aria. Il filosofo rileva, nelle opere di Agrippa, Jung e Platone l’importanza delle combinazioni fra i numeri e la materia descrivendone l’aspetto naif di una conoscenza scientifica presunta.

In De occulta philosophia, Agrippa si occupa della magia naturale legata alle varie combinazioni dei quattro elementi. Come lo spirito scientifico, anche il razionalismo, ha bisogno di una psicoanalisi oggettiva per conquistare il senso reale delle cose. Agrippa scrive: “Vi sono quattro elementi che sono i principi fondamentali di tutte le cose corporali: il fuoco, la terra, l’acqua e l’aria; in tutte le cose che vediamo vi sono le combinazioni di questi elementi e le varie tramutazioni”.

La comprensione cosmologica degli elementi naturali è ancora troppo poco per una veridicità scientifica. Stesso discorso per il Timeo di Platone dove i quattro elementi dispongono la realtà delle cose. Platone, scrivendo della forma del mondo, descrive nel Timeo la perfezione geometrica della sfera. Mentre indica come forma della terra privilegiata, quella del cubo. I quattro lati del cubo daranno il senso di una certezza geometrica che esula il rapporto materiale.

Jung concepisce un sistema di relazioni tramite la composizione numerica del tre e del quattro. Partendo dalla Santa Trinità, Jung sostiene che essa si completi unicamente con l’aggiunta di un quarto elemento. Il sistema trino si appoggia sul corpo, sull’istinto e sulle emozioni, con l’aggiunta del quarto elemento ovvero quello della Madre, della Genesi che introduce la coscienza umana nel mondo fisico. Nell’ottica prescientifica la forma che assume geometricamente il quattro spiega il mondo intero.

Lungi dal perseguire le immagini conseguenziali, Bachelard ricorda che il materialismo è la dottrina degli elementi che si trattengono al di fuori di un mondo sensibile. Lo schema di razionalizzazione per antonomasia sarà infine la tavola dei novantadue elementi di Mendeleev, l’unico modo per caratterizzare scientificamente i corpi elementari.

 

Per una rêverie attiva

La considerazione che il filosofo fa della storia delle scienze e della scienza stessa è legata ai sistemi di realtà oggettiva, laddove la realtà può esprimersi in modo concreto e costruttivo. Nell’ambito di un progresso teoretico, la conoscenza razionale si basa sulle dinamiche della conoscenza che si antepone alla base di ogni forma di discernimento.

Non discuteremo, in quest’ambito, del repentino cambio di rotta di Bachelard rispetto a un interesse sollevato dal mondo delle immagini nel pieno di una produzione epistemologica, ci limiteremo, invece, ad analizzarne l’organizzazione logica e formale. Il mondo dell’immaginario bachelardiano, infatti, poggia su una base anch’essa creativa, come nel caso del costruttivismo razionale. Allo stesso modo nel mondo dell’immaginario e delle poetiche nulla è lasciato al caso. Bachelard nel 1938 con La psychanalyse du feu, introduce una prima opera dedicata interamente a uno dei quattro elementi naturali attivando i termini di una teoria materiale che si poggia sia sulla fenomenologia sia sull’estetica letteraria.

Entrando nel vivo del discorso, potremmo citare il secondo testo dedicato agli elementi: L’eau et les rêves. Essai l’imagination de la matière(1942), all’interno del quale il nostro, oltre a dedicare otto capitoli all’elemento dell’acqua e alle sue contraddizioni, introduce il concetto di imagination matérielle come modalità attraverso la quale conoscere la realtà materiale. Nel mondo delle immagini bachelardiane, l’immaginazione è la facoltà non di ri-produzione ma di produzione, vale a dire che il sistema d’immagini naturali s’incentra sulla forma di conoscenza della realtà, poetica laddove l’immaginazione è una vera e propria facoltà speculativa. Bachelard tramite le immagini letterarie di Balzac, Baudelaire, Bescherelle, Chateaubriand, Claudel, Coleridge, D’Annunzio, Flaubert, Keats, Mallarmé, Novalis, Poe, Saint-Exupery, Shelley, Verlaine e tanti altri ancora, riesce a mettere in relazione due fasi fondamentali dell’immaginazione materiale: la prima che denota il rapporto intimo che s’instaura fra l’individuo e l’elemento naturale, la seconda durante la quale questo rapporto assume un ruolo nella poetica. E’ dunque importante evidenziare il carattere innanzitutto teoretico dell’immaginazione, di conseguenza logico.

Secondo Bachelard, il poeta utilizza come chiave di accesso alla realtà l’immaginazione materiale. Come per l’uomo razionalista che s’impegna a costruire la propria scienza anziché accettarla passivamente, così il poeta è il fautore delle proprie rêveries.

 

 

Cosmologie Poetiche.

Le immagini della rêverie si aprono al mondo e aiutano a interpretarlo. Con le Poetiche ci troviamo in una fase in cui le immagini sono organizzate in sistemi attraverso i quali capire la realtà delle cose. Le immagini che dominano la poetica dello spazio nella Poétique de l’espace(1957)  trovano il fattore di coesione non in un elemento naturale ma nell’esperienza del retentissement, cioè in un riverbero interiore cui lo spazio corrisponde come fattore di protezione. In questo modo, tutto ciò che ci circonda è il rispecchiarsi di una nostra interpretazione meditativa. Un esempio su tutti quello dell’immensité intime, figura fenomenologica che racchiude nella sua totalità, due poli opposti. Nell’interiorizzazione dello spazio circostante, Bachelard, scorge il dépassementdi una dialettica troppo dura come quella dell’essere gettati nella realtà e vi sottolinea l’importanza dell’esservi accolti. « L’immensité est en nous », ciò vuol dire che quello dell’immensità diventa dall’essere un carattere di contemplazione, un carattere di dinamicità nell’interpretazione soggettiva della realtà. Sottolineandone la paradossalità, Bachelard, compie ancora una volta un ribaltamento rispetto all’interpretazione del fenomeno.

Un altro passaggio di questo tipo possiamo trovarlo ne La Poétique de la rêverie(1960), nel capitolo dedicato al rapporto fra il cosmo e la rêverie. Ancora una volta si rileva l’accento sul benessere che provoca la rêverie come vettore di creazione. Ogni immagine può provocare un universo circostante, come ad esempio quella del fuoco che si ricollega ai ricordi del focolare domestico, dove il fuoco rappresenta il fulcro dello spazio adibito alla convivialità e alla protezione.  Ogni elemento del quotidiano può riportare il soggetto a una rêverie lucida.

L’ultima opera La flamme d’une chandelle(1961), sintetizza egregiamente l’utilizzo del quotidiano nella creazione dell’universale. La solitudine del rêveur è polarizzata dall’utilizzo della sola fiamma di una candela per illuminare l’ambiente di lavoro, così come quella della lampada a olio che echeggia nei ricordi familiari. Ciò che prevale nell’interpretazione di queste due immagini è l’umanità di una casa, ovvero del vissuto concreto di ognuno. Di conseguenza, il processo della rêverie creativa mette in risalto un esistenzialismo senza pregiudizi categorici ma assolutamente aperto a ogni tipologia di esperienza umana.

 

Bachelard versus Bachelard.

Quella che ci lascia Bachelard è un’eredità molto ricca ma allo stesso tempo molto complessa. Lo sdoppiamento dei suoi interessi e la sua ferma convinzione in un costruttivismo trascendentale ci riportano ancora oggi a numerose contraddizioni. L’escamotage per godere a pieno del suo essere poeta o epistemologo sta nell’interpretare il suo pensiero semplicemente come una summa di come la contraddizione possa essere sinonimo di produzione, sia nell’ambito scientifico sia in quello poetico. Ad oggi le opere di Gaston Bachelard sono tradotte in più di cinquanta lingue, il suo pensiero è seguito da un variegato ventaglio di studiosi e ricercatori, senza dimenticare la gran parte di artisti figurativi, poeti, epistemologi, architetti, e tutti coloro che si vogliono avvicinare a un sistema filosofico aperto e finalmente democratico.


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Aurosa Alison

Aurosa Alison (1979) - è Dottore di ricerca in Filosofia. Le sue ricerche partono da un’attualizzazione del pensiero di Gaston Bachelard focalizzando la categoria dello spazio come trait d’union fra l’ambito poetico e quello epistemologico. Prediligendo gli studi interdisciplinari, il suo lavoro di ricerca si basa soprattutto su una lettura contemporanea degli aspetti fenomenologici, estetici e teoretici nell’architettura contemporanea e moderna. Attualmente collabora con il corso di dottorato di Filosofia dell’interno architettonico dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e con il master di II° livello Architecture et philosophie dell’École Normale Supérieure di Paris La Villette.


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