La macchina mediale. Carmelo Bene tra Sade e Costanzo

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Nell’aprile del 1978 Carmelo Bene presenta a Domenica In, ospite del conduttore Corrado,lo spettacolo  S.A.D.E., ovvero libertinaggio e decadenza del complesso bandistico della gendarmeria salentina. Vagamente ispirato a una passione delle 120 giornate di Sodoma, S.A.D.E. segue gli sforzi di un servo che vuole aiutare il padrone a raggiungere l’orgasmo. Adulterio, incesto, prostituzione, malavita, dedizione al lavoro… Nessuno di questi mezzi è tuttavia in grado di procurare piacere al padrone. A funzionare, finalmente, è l’irruzione della polizia: in linea con il pensiero di Jacques Lacan, uno dei grandi riferimenti teorici di Bene, «il desiderio si alimenta di ciò che apparentemente gli si oppone: la Legge» (S. Monetti, Jacques Lacan e la filosofia, Mimesis, 2008, p. 64).

A Domenica In Carmelo Bene, camminando sul bilico sottile tra censura e volontà promozionale, autocensura e interesse esplicativo, costrizioni contestuali e provocazione, introduce il suo lavoro con le seguenti parole: «Questo S.A.D.E. è la storia di un padrone un pochettino impotente. Il servo sollecita il piacere, ci prova con tante cose – finte prostitute, accattoni… Insomma, meglio tagliare… Diciamolo chiaro, chiarissimo, senza mezzi termini: sono qua per fare della pubblicità. […] A un certo punto il servo, nella seconda parte, scopre che l’unico modo forse per far contento un uomo, per fargli ottenere quell’attimo di piacere che qui non possiamo dire… [...] è solamente il lavoro quotidiano. E alla fine con una bella querela e l’intervento della forza pubblica il padrone è finalmente felice e muore contento». Un balletto lessicale sulle punte. Corrado, coraggioso interlocutore, si limita a qualche commento di contrappunto, oltre a manifestarsi come figura tutelare del telespettatore e del suo pudore nazional-popolare.

Il conduttore lascia quindi campo libero a Carmelo Bene, il quale canta un’aria dal S.A.D.E. che riprende i temi appena accennati: «Casa, ufficio: d’un borghese / la giornata scimunita: / tribunale, la partita, / lo star male, la violenza / sindacale, l’ufficiale / giudiziario e nel finale / la querela è da giocar! / Sì, proviamo con la vita / quotidiana e si vedrà! / […] Basta un giorno di coloro / che non sanno divertirsi: / non c’è niente da stupirsi / che si possa eiacular!».

A Domenica In Bene censura quest’ultima parola. Ma lo fa nel modo in cui si autocensurano i grandi artisti: facendo risuonare il taglio in maniera da enfatizzare ancor più il senso osceno, violento o (come in questo caso) grottesco del testo originale. “Eiacular” diventa allora un lungo suono-rumore straziato, tragicomica phoné. Lo si può ascoltare al minuto 5’57 del video “Carmelo Bene – S.A.D.E. a Domenica in (1978)” sotto citato e trascrivere così: «non c’è niente da stupirsi [breve pausa] che si possa [pausa lunga, occhi al cielo, sopracciglia alzate, labbra allungate] mmm… [con un ghigno] [suono maialesco] [acuto] ehaaah… [riprende il cantato] non c’è niente da stupirsi se un bel niente basta far». (Per alcuni versi la modulazione beniana ricorda il “Mother, I want to fuck you” della The End dei Doors, le cui due ultime parole sono anch’esse sostituite da un grido nell’incisione ufficiale).

La perturbante risonanza di un urlo orgasmico nel pomeriggio di RaiUno dimostra la capacità di macchinazione dei media da parte di Carmelo Bene. Oltre a inventare la “macchina attoriale”, Bene ha saputo infatti creare una “macchina mediale” in grado di muoversi dentro e contro (contro da dentro) i media. Emiliano Morreale scrive di un Bene «catastrofico dentro ogni mezzo» (Prefazione a Contro il cinema, Minimum Fax, 2011, p. 5).

La scabrosa apparizione di Carmelo Bene “avec Sade” a Domenica In si accompagna alle tante altre “ospitate” televisive dell’artista: al Processo di Biscardi, da Gianni Ippoliti, Alba Parietti, Piero Chiambretti e naturalmente al Maurizio Costanzo Show, uno dei momenti più importanti e irripetibili nella storia della televisione italiana. I due Contro tutti (1994 e 1995) lo mostrano affrontare il pubblico di Costanzo con il tipico atteggiamento da perle ai porci. E il problema è che gli spettatori del Teatro Parioli si dimostrano dei (metaforici) porci per davvero: vanno in cerca del gossip, hanno folate da curva calcistica, vorrebbero smascherarlo come impostore o inchiodarlo in contraddizioni in cui, invece, Carmelo Bene sguazza.

La presenza dirompente di Bene in contesti nazional-popolari risente di un’idea, quella della fondamentale inadeguatezza di qualsiasi linguaggio e forma espressiva: «il linguaggio crea dei guasti ed è fatto solo di buchi neri», afferma Carmelo Bene al Contro tutti. Sul palco del teatro Parioli questo problema risulta ancora più chiaro. L’esposizione al “basso” televisivo, a contesti intellettualmente inadeguati, è funzionale all’intenzione teorica, certo descrivibile anche attraverso il termine batailliano di dépense: «L’autodistruzione (di contro al D-io Narciso) è il lavorio perverso-logorante-vuoto, il metodo chirurgico spietato [...] applicato alla vivisezione del proprio corpo in ‘metastasi’ che di questa sua putrefazione graduale informa il pensiero» (C. Bene e G. Dotto, Vita di Carmelo Bene, Bompiani, 2005, p. 258). «Sono io l’istituzione che si intende qui oltraggiar», dice, ancora, un passaggio del S.A.D.E.

Georges Bataille ha intitolato un paragrafo dedicato a Sade de L’erotismo (ES, 1997) “Sade e l’uomo normale”. Se ne potrebbe scrivere un’imitazione: “Carmelo Bene e l’uomo normale (Costanzo)”. A fianco a Carmelo Bene, Maurizio Costanzo svolge proprio la funzione dell’uomo normale (o di motore immobile, o di “uomo medio” alla Mike Bongiorno via Umberto Eco), raccomandando (“Bisognerebbe rispondere… Bisognerebbe rispondere…”), sanzionando (“La risposta c’è…”) o intercedendo/concedendo (“La diamo per fatta” [la risposta]). Eppure l’uomo normale Costanzo parteggia chiaramente per Bene contro tutti, forse anche per l’invidia che nutre nei suoi confronti: Costanzo è troppo educato, troppo (giustamente) modesto, troppo nazional-popolare per farlo, ma avrebbe desiderato nel profondo, sfogo liberatorio lungamente represso, dire anche lui “siete dei morti” o “siete degli zombi” al suo pubblico (lo si intuisce tra le righe dell’intervista citata fra le fonti qui in calce). Nonostante (o contro) il suo desiderio, Costanzo interviene a moderare i picchi polemico-aggressivi di Carmelo Bene, difendendo il “suo” pubblico dagli attacchi dell’eroe sadiano, da cui l’uomo normale è costretto a prendere le distanze proprio nell’esatto momento in cui più vorrebbe avvicinarsi.

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Alberto Brodesco

Alberto Brodesco lavora al Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell'Università di Trento. È autore di Sguardo, corpo, violenza. Sade e il cinema (Mimesis, 2014) e Una voce nel disastro. L’immagine dello scienziato nel cinema dell’emergenza (Meltemi, 2008). Ha inoltre contribuito ai seguenti volumi editi da Mimesis: La costruzione dell'immaginario seriale contemporaneo (a cura di S. Martin, 2014); Tetsuo: The Iron Man (a cura di M. Boscarol, 2013); Il cinema della convergenza (a cura di F. Zecca, 2012); Il porno espanso (a cura di E. Biasin, G. Maina, F. Zecca, 2011).


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