Il Regno Unito vota come da tradizione

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Il regno Unito ha votato giovedi’ scorso la nuova legislatura. Nel regno Unito si vota sempre di Giovedi’, il primo giovedi’ del mese di Maggio. E’ un paese in cui le consuetudini contano, le consuetudini sono legge, tanto e’ vero che la sua costituzione e’ puramente consuetudinaria e fodata sulle tradizioni. Anche Il voto espresso dai sudditi del Regno Unito in queste elezioni si puo’ dire che sia in linea con la consuetudine, con la tradizione. Se sorpresa vi e’stata, la sorpresa e’ che i mass media non si fossero accorti prima che la consuetudine sarebbe stata rispettata. E’ tradizione che un governo conservatore si occupi principalmente di far andare l’economia, soprattutto il settore privato, soprattutto il settore finanziario. Indubbiamente Cameron ha avuto un grande successo da questo punto di vista, non a caso i mercati hanno accolto con esultanza la formazione del nuovo governo monocolore conservatore. Dopo il tracollo del settore finanziario nel Settembre del 2008, peraltro salvato dall’intervento provvidenziale di un laburista scozzese, Gordon Brown, il governo di coalizione ha posto in essere tutte le misure necessarie a risollevare la City di Londra che in effetti al momento e’ in perfetta salute, tanto che riesce a trascinare tutta l’economia del sud est inglese ed a garantire a Londra e dintorni una prosperita’ ineguagliata nel resto d’Europa. Da notare che il GDP pro capite della inner Londra e’ piu’ di tra volte la media dell’Unione Europea, ed il piu’ alto di tutta Europa.

Certo, questo lascia scontento il Nord industriale e soprattutto, come hanno proprio dimostrato le ultime lezioni, la Scozia. Ma anche questa e’ tradizione, ed il fatto che il partito laburista abbia perso proprio in Scozia la dice lunga sulla spaccatura tra queste due anime del Regno Unito. Ma anche qui non bisogna giungere ad estreme considerazioni. La scozia vuole ed otterra’ piu’ autonomia, probabilmente di natura finanziaria, ma gli scozzesi sanno che la loro economia non puo’ sopravvivere fuori dall’unione soprattutto se l’Europa si allontana e difficilmente chiederanno un altro referendum che in ogni modo probabilmente si concluderebbe con un voto simile al precedente, cioe’ negativo.

Rimane aperta la questione Europea. Il Regno Unito, tanto anti-Europeista, in realta’ e’ stato il paese promotore, oserei dire, promulgatore del Mercato unico Europeo sancito dall’Atto Unico Europeo del 1986 ed entrato pienamente in vigore nel 1992. L’Euro pero’ e’ una questione diversa. Se la disciplina anti-inflazionistica e finanziaria imposta agli stati membri dell’ Unione Europe prima con il sistema monetario Europeo e poi con l’Unione Monetaria era necessaria nei paesi del continente, Mrs Thatcher aveva gia’ ottenuto lo stesso risultato in Inghilterra negli anni 80 senza dover ricorrere ad una regolamentazione monetaria troppo soffocamente per il settore finanziario inglese.

La questione dell’entrata della Gran Bretagna nell’Euro e’ pertanto questione risolta all’origine, e, nella mia opinione, in maniera definitiva.

Certo, una cosa e’ il mercato unico, un’altra l’integrazione dei diritti e dei doveri Europei . Se il Mercato Unico e’ ancora percepito come una necessita’ quanto meno dal settore manufatturiero Inglese che, purtuttavia, non riveste piu’ un’importanza strategica, l’insieme dell’Acquis Communitaires, delle politiche comuni Europei, puo’ facilmente essere messo in discussione ed e’ probabilmente cio’ che Cameron si appresta a fare, cominciando forse con le politiche migratorie sia intra che extra europee. La sua forza nelle negoziazioni Europee e’ garantita dal fatto che in realta’ l’Inghilterra (si noti bene non il Regno Unito) puo forse gia’ fare a meno dell’Europa dal momento che la vocazione globale del suo settore prevalente, quello finanziario, e’ ormai evidente a tutti. Date queste premesse non e’ impossibile che Cameron riuscira’ ad ottenere importanti concessioni da Bruxelles che gli consentiranno da un lato di tenere buoni i suo Back benchers, la sua opposizione interna al partito, e dall’altro di evitare di uscire dal Mercato Unico, e, pertanto, dall’unica forma di Unione Europea che il Regno Unito sostiene cio’ in vista anche dell’avvento di TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), e cioe’ della firma ormai imminente del trattato commerciale transatlantico tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti.

Cosa rimane dell’ideale Europeo? Dipende da cosa si intende con questa espressione. Se l’integrazione Europea e’ principalmente un disegno economico, allora non vi sono dubbi che tale rimarra’ anche nel futuro con o senza i conservatori al governo del Regno Unito.


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Leila Simona Talani

Leila Simona Talani is a professor of International Political Economy at king's College London. She was appointed as Jean Monnet Chair of European Political Economy in the department of European and International Studies at King’s College London in 2012. She was previously at the European Institute of the London School of Economics and in the department of European studies of the University of Bath since the year 2001. From November 2000 until September 2001 she held the position of Associate Expert for the United Nations Regional Office for Drug control and Crime Prevention based in Cairo working on illegal migration from the Middle East and Northern Africa to EU countries. In the academic year 1999-2000 she taught "The political Economy of European Integration" at the European Institute of the London School of Economics where she had previously held a research and teaching fellowship for the academic year 1998-1999. Leila Simona Talani got her PhD with distinction at the European University Institute of Florence in 1998. She is the author of: The Arab Spring in the Global Political Economy(Palgrave, Forthcoming),Dirty Cities: towards a political economy of shadow dynamics in global cities (Palgrave, 2013), European Political Economy(Ashgate: 2013),Globalization, Migration and the future of Europe (Routledge 2011), From Egypt to Europe (I.B.Tauris, 2010) amongst other publications..


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