Youtubers. “Il problema è quello di chi riesce a farsi sentire”

Youtube

Il documentario The Internet’s Own Boy. The Story of Aaron Swarts (2014), scritto, diretto e prodotto da Brian Knappenberger, racconta la storia del programmatore, scrittore e attivista Aaron Swartz. Swartz, ragazzo prodigio, era coautore della prima specifica del “RSS”, cofondatore di “Reddit” del gruppo di attivismo online “DemandProgress” e membro dell’ “Ethics Center Lab” della Harvard University. Lo arrestarono nel 2011 per aver scaricato 4,8 milioni di articoli scientifici dal database accademico JSTOR ed era in attesa di processo, rischiando fino a 35 anni di carcere, si tolse la vita nel gennaio del 2013. Il documentario, attraverso interviste alla sua rete di relazioni sia lavorative che personali e attraverso interviste di repertorio allo stesso Swartz, ricostruisce il percorso del giovane programmatore, ne delinea le motivazioni e le ambizioni rivoluzionarie che hanno impaurito molti attori del Word Wide Web. Per Swartz quello su cui bisogna concentrarsi è come il traffico fluisce su internet e quello che suscita la nostra attenzione. Nel documentario Swartz, intervistato subito dopo aver venduto “Reddit”, alla fine del 2006, racconta – prevedendo ciò che sarebbe stato il web nel decennio successivo – : “nel vecchio sistema della trasmissione radio-tv si è limitati in modo sostanziale dallo spazio disponibile nelle onde radio. Si possono trasmettere solo una decina di canali via etere, o anche con il cavo si hanno al massimo 500 canali. Su internet chiunque può avere un proprio canale. Chiunque può aprire un blog o una pagina su MySpace. Chiunque ha la possibilità di esprimersi. Ciò a cui assistiamo ora non riguarda le licenze di accesso alle onde radio. È una questione di chi controlla i modi per raggiungere la gente. Si comincia a notare la concentrazione di potere in siti tipo Google, che agiscono come una sorta di controllori, che ti indirizzano verso quello che cerchi su internet. (…) Non ci sono più determinate persone che hanno diritto di parola, ora tutti hanno diritto di parola. Il problema è quello di chi riesce a farsi sentire”.

Youtube è nato nel febbraio 2005 (Facebook un anno prima); oggi chiunque ha liberamente diritto ad avere un suo canale e youtube ha superato il miliardo di utenti nel mondo (oltre 100 ore di video caricati ogni minuto nel mondo). In Italia youtube ha 20 milioni di utenti unici al mese, ma chi è ClioMakeUp? e Favij? e Yotobi? E Barbiexanax, Scottecs, Fraws? Redez e Synergo? A chi è indicativamente sopra i 35 questi sono pseudonimi che non dicono nulla. Invece sono alcuni fra i tanti che su youtube, in Italia, riescono a farsi sentire. Sono consulenti di stile, critici cinematografici, game players e hanno milioni di visualizzazioni. Sono giovani e giovanissimi, hanno una telecamera più o meno amatoriale, girano i contributi all’interno delle loro camere, li editano e li caricano sul loro canale youtube. E da quel momento dettano legge in fatto di stile, influenzano le scelte in ambito cinematografico, televisivo, videoludico. Intrattengono, informano, divertono e generano dibattiti. Per fare qualche esempio numerico: ClioMakeUp, con il suo canale di tutorial per il trucco e parrucco, ha una media di visualizzazioni di 2,2 milioni e più di 748 mila iscritti al suo canale; il diciannovenne Favij – che spazia con uno stile demenziale davvero poco afferrabile da chi ha superato i vent’anni – fra tutorial di varia natura, cinema e videogiochi ha 1,5 milioni di seguaci; la ventitreenne vicentina CutiPieMarzia, che dispensa consigli di moda e lifestyle rigorosamente in inglese e ora ha lanciato anche una sua serie animata (quasi un milione di visualizzazioni la prima parte), ha 5 milioni di iscritti ed è la fidanzata dello youtuber più famoso del mondo, lo svedese Felix Arvid Ulf Kjellberg, 25 anni, che insegna videogame con il nome di PewDiePie ed ha 34,8 milioni di iscritti in crescita costante.

Alla base di queste forme di comunicazione c’è la possibilità di interazione dello spettatore. Sul canale youtube si guarda e si commenta influenzando così il percorso di generazione di contenuti sia sul canale che si sta seguendo che più in generale, fra gli altri utenti. È nell’interazione con l’autore la grande differenza dai media tradizionali di informazione e di intrattenimento. L’utente tipo di youtube (dai 13 al 25 anni), non guarda la tv, non legge i quotidiani eppure è informato, attivo. Reperisce le informazioni in maniera più immediata, diretta e interattiva attraverso youtube, vimeo o altre piattaforme. Nonostante i numeri parlino da sé, i gruppi editoriali nazionali – che dovrebbero fare a gara per proporre collaborazioni e contratti agli youtubers più influenti e seguiti – sembrano averne preso coscienza soltanto negli ultimi mesi.

A Filmforum (Udine/Gorizia 18-24 marzo) la sezione New Media Italia dedicata ai linguaggi del web ha ospitato alcuni youtubers italiani selezionandoli non solo in funzione dei followers ma anche della qualità del loro contributo. Molti degli youtubers più seguiti sono obiettivamente insignificanti da un punto di vista linguistico, narrativo, culturale. Il primo incontro ha visto protagonista la videocritica cinematografica e il videomaking online, il secondo si è concentrato sulla critica videoludica e sul gaming.

Laureata in teoria e critica cinematografica, BarbieXanax (Marta Marcello) “non vuole scrivere critica per altri critici, vuole portare la critica ad un livello accessibile a tutti con un linguaggio comune ma contenuti di nicchia”. BarbieXanax è una webnativa, utilizza un montaggio molto veloce, tagli di periodo in periodo. Il suo è un canale vario, che dà spazio alle prime visioni, ma anche ad approfondimenti su opere cinematografiche del passato e ragionamenti sulla teoria cinematografica attraverso la rubrica “Cineglossary” dove con delle pillole video costruisce un glossario in cui spiega con semplicità concetti, tecnicismi, strumenti tipici dell’analisi del film più classica. BarbieXanax nel suo canale parla anche di serialità televisiva, fumetti, libri, notizie e curiosità di ogni genere. I Licaoni Videoproduzioni, un collettivo di videomaker livornesi con una lunga esperienza indipendente alle spalle. Nel 1999 hanno iniziato un’attività all’insegna dell’autonomia e della qualità, con un primo spettacolo teatrale – intitolato I Licaoni – e un primo cortometraggio – intitolato anch’esso I Licaoni; ad ora hanno all’attivo tre lungometraggi – Mandorle, N.A.N.O. e Kiss me Lorena – svariati cortometraggi – tra cui Santre, Wang Revenge e Last Blood – e numerosi spettacoli teatrali. Da maggio 2006 hanno aperto un canale YouTube, nel quale pubblicare un paio di volte al mese lezioni, recensioni, cortometraggi, webseries (tra cui l’interessante Elba: L’eredità di Napoleone) e film completi. Nel 2013 hanno realizzato una rubrica sul canale che prende il nome di Cinema Show. Si tratta di un tutorial di otto puntate dove i Licaoni insegnano i rudimenti del linguaggio cinematografico a coloro che vogliono realizzare un’ opera audiovisiva sia essa dedicata al web o a qualsiasi altra finalità. La webnativa e i videomaker indipendenti di lunga esperienza si sono trovati a dialogare sulle possibilità che offre la rete, sulla libertà d’espressione e sull’interazione tra l’autore e lo spettatore. Nonostante approccio e finalità differenti, sia i Licaoni che BarbieXanax incontrano su youtube un ambiente che permette loro di esprimersi mai condizionati dall’ “alto” (editori, produttori, pubblicitari), ma soltanto dai followers che si esprimono attraverso il commento dei loro contributi video. Youtube non è per loro un trampolino di lancio, è un luogo di espressione libera e democratica a cui affiancare eventualmente attività remunerative di altra natura. E lo stesso approccio – pur in materia diversa – è quello degli youtubers che si occupano di gameplay, protagonisti del secondo incontro di New Media Italia (Filmforum). Francesco Miceli (in arte Fraws) nasce a Bari nel 1987, e da quando nel Natale del 1992 trova sotto l’albero il Sega Mega Drive con la cartuccia di Wonder Boy in Monsterworld, fa dei videogiochi la sua passione. Nel giugno del 2010, assieme a Vittorio Mantuano (Voky), Giacomo Damone (Rigor), Dario D’Erasmo (Ellino) e Luca Margari (Signore Oscuro), apre il canale Youtube Parliamo di videogiochi, che in breve diventa tra i più seguiti dai gamers di ogni età. Mario Palladino (Synergo) e Nicola Palmieri (RedeZ), molisani, si conoscono da 25 anni su 30, hanno fatto le scuole assieme e condividono anche il lavoro di creativi pubblicitari, ma sono da sempre degli hardcore gamers. Nell’ottobre 2012 mettono online dei loro video di gameplay di Battelfied 3, tanto per far ridere gli amici: la cosa ha più successo del previsto, e poco dopo aprono il canale Youtube Quei due sul server, dove discutono del mondo videoludico con schiettezza e ironia, conquistando la simpatia di centinaia di migliaia di gamers.

Esplorare questo mondo richiede fatica al non webnativo, ma è parte della vita quotidiana fatta sempre di più di un sistema reticolare complesso in cui, come affermava, anticipando i tempi, Michel Maffesoli nel ragionamento sulla società postmoderna “ogni elemento, oggetto, soggetto, situazioni anodine, avvenimenti importanti, pensiero, azione, relazioni, eccetera, vale solo in quanto è legato al tutto e produce senso solo nella e per mezzo della globalità (…) Ci si sente in corrispondenza con gli altri, si partecipa con gli altri, si partecipa con gli altri a un insieme più vasto. Tutti gli svariati affollamenti, le emozioni collettive, le varie effervescenze festive, le attrazioni tribali e altre mode dell’abbigliamento, del linguaggio, del vestire, non fanno che sottolineare, nel quotidiano, la pregnanza di uno stile di vita a cui nessuno può sfuggire. Il contagio è all’ordine del giorno. La “viralità” è certamente una delle parole chiave del momento. (…) Si può esserne turbati, o al contrario valorizzarla come ritorno del l’ideale comunitario, dipende. In ogni caso… conviene prendere in considerazione questo processo, e riconoscere che esso trova la sua origine e la sua fine in questo centro che è il quotidiano, il quale per questo motivo, è chiamato a ritrovare le sue patenti di nobiltà.” (Michel Maffesoli, La contemplazione del mondo. Figure dello stile comunitario, Costa&Nolan, Genova 1996, pp. 52-53). Il problema, in una quotidianità sempre più attiva, partecipativa e collettiva, ancora una volta, è di chi riesce a farsi sentire.


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Sara Martin

Sara Martin è dottore di ricerca e assegnista presso l’Università degli Studi di Udine. Insegna Storia e Tecnica della Televisione e dei Nuovi Media presso il Dams dell’Università degli Studi di Udine. È caporedattore del semestrale “Cinergie. Il cinema e le altre arti” e nel comitato scientifico-organizzativo di Filmforum . Ha pubblicato saggi e articoli su volumi e riviste nazionali e internazionali. È autrice del libro Scenografia e Scenografi (Il Castoro, Milano, 2013) e del libro Gino Peressutti. L’architetto di Cinecittà (Forum, Udine, 2013).


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