“Ortega y Gasset e i battiti della preoccupazione patriottica”
di Pietro Piro


A cento anni di distanza dalla prima del 1914, la casa editrice Mimesis pubblica una nuova edizione dell’opera del filosofo spagnolo José Ortega y Gasset, Meditazione del Chisciotte (2014) curata da Armando Savignano uno dei più profondi conoscitori dell’opera del filosofo madrileno. Si tratta di un’opera celebre e ampiamente dibattuta sia in ambito filosofico sia in quello letterario e che deve essere ricollocata correttamente nel dibattito sull’identità spagnola d’inizio Novecento. Dibattito che coinvolse con intensità e con contributi di natura letteraria differente, intellettuali del calibro di Santiago Ramón y Cajal, Azorín, Rafael Salillas, Francisco Navarro Ledesma e Miguel de Unamuno. Savignano nel suo breve ma perfetto saggio introduttivo – con mano rapida ed esperta – riassume tutte le caratteristiche principali di questo lavoro orteguiano: «Ortega è debitore di molte suggestioni, tra gli altri anche a Unamuno, a tal punto da poter dire che nelle Meditazioni del Chisciotte (1914) il suolo era costituito dalla fenomenologia; il sottosuolo era formato dal connubio tra l’oggettivismo eidetico della nuova scienza della natura e il naturalismo dell’attitudine vitale; l’avversario, che si opponeva alla salvezza della Spagna mediante l’apporto della cultura e della vita, era rappresentato precisamente da Unamuno […]

Ortega considerava il capolavoro di Cervantes come il romanzo per eccellenza e Don Chisciotte «l’unico filosofo spagnolo»» (pp. 8-9). Nel 1914 Ortega ha trentuno anni, è un esponente di spicco della borghesia madrilena, città, dove il padre ha diretto El Imparcial, un autorevole quotidiano di orientamento liberale fondato dal nonno materno Eduardo Gasset y Artime. Ha vissuto in Germania – seguendo corsi a Leipzig, Berlino e Marburgo – dove si è formato nei corsi dei neokantiani Nartorp e Cohen. Si è allontanato dalla fede cattolica e si è avvicinato a idee socialiste. È sposato con Rosa Spottorno y Topete ed è professore di Metafisica all’Università di Madrid. Il 23 marzo del 1914 Ortega tiene una conferenza presso il Teatro de la Comedia di Madrid dal titolo Vieja y nueva politica con la quale costituisce la «Liga de Educación Política Española». Alla “Liga” aderiranno molti dei protagonisti della vita politica e intellettuale della Spagna di quel tempo come Antonio Machado, Ramiro de Maetzu, Manuel Azaña (secondo Presidente della Seconda Repubblica spagnola dall’11 maggio 1936 all’aprile 1939) Salvador de Mariaga. In questa celebre conferenza Ortega sosteneva che: «due Spagne vivono insieme e sono perfettamente estranee: una Spagna ufficiale che si ostina a promulgare i gesti di un’età finita, e un’altra Spagna emergente, germinale, una Spagna vitale, forse non molto forte, ma vitale, sincera, onesta, la quale, disturbata dall’altra, non riesce a entrare in pieno nella storia» (J. Ortega y Gasset, Scritti politici, cur. L. Pelllicani-A. Cavicchia Scalamonti, UTET, Torino 1979, p. 177). Ortega incarna tutti gli ideali e gli slanci utopici della Spagna vitale, una nuova nazione che vuole nascere dagli abissi della Restaurazione e vuole imporre il proprio sentimento laico, progressista, vitalistico, razionale, culturalmente aperto agli influssi provenienti dall’Europa, distaccato dalla tradizione, lontano dalla vuota retorica dell’apparenza. Una Spagna «vertebrata e in piedi». La vecchia Spagna deve tramontare per permettere alla nuova di nascere e di svilupparsi. Ortega e i giovani intellettuali del suo tempo – vicini a questi ideali – si sentono in grado di percorrere tutta la Spagna in «apostolici pellegrinaggi» e vorrebbero «ascoltare i lamenti disperati lì da dove provengono» e «creare forti legami di socialità, cooperative, circoli di mutua educazione, centri di osservazione e di protesta». Tutto per suscitare nuova vitalità alla rete neuronale formata dagli «uomini migliori di ogni capoluogo». In questa dimensione “politico-missionaria” sono da collocare le Meditazioni del Chisciotte che sono certamente un’opera prima e incompiuta ma non ingenua. Le Meditazioni sono «come la cattedra, il giornalismo o la politica – modi diversi di esercitare una stessa attività, di esprimere lo stesso sentimento» (p. 27). Ortega cerca di combattere contro lo scollegamento tra i differenti piani della vita, «la mancanza di connessione tra le cose. L’odio che produce sconnessione, che scinde i legami, atomizza il mondo e polverizza l’individualità» (p. 29). Ortega anche con la sua azione di ensayista vuole contribuire ad arginare «l’incessante e progressivo crollo dei valori» (p. 29). Valori che si sgretolano di fronte allo spietato utilitarismo e che sono da collocare entro le coordinate delle circostanze storiche che si vivono e che si è deciso di “salvare”. Salvare le proprie circostanze può significare allora, collocarsi in un punto preciso della storia e cominciare a remare nella direzione che si ritiene giusta perché «quando una nazione smette di essere dinamica, cade di colpo in un profondo letargo e non esercita altra funzione vitale se non quella di sognare di vivere» (p. 56). Ortega vuole condurre la Spagna – anche attraverso lo sforzo culturale – fuori dall’isolamento e connetterla con le correnti vitali dell’Europa del proprio tempo perché «La realtà tradizionale spagnola è consistita proprio nel progressivo annichilimento della Spagna come possibilità» (p. 81). Chi meglio di Cervantes allora, può incarnare il superamento delle situazioni-limite? Chi meglio di lui è stato in grado di superare lo sterile confine del sentimento latino-mediterraneo per produrre un’opera immortale in grado di essere profonda e universale? Alla Spagna di Ortega servivano slancio utopico e forza cavalleresca, capacità di soffrire per gli ideali più alti e volontà di avventura. Le Meditazioni sono certamente anche una riflessione sulla vita, sul romanzo, e sull’estetica ma sono innanzitutto «la continuazione della politica con altri mezzi».

Pietro Piro è Cultore della materia in Sociologia all’Università di Roma Tre. Ha tradotto e introdotto J. Ortega y Gasset, Appunti per un commento al Convivio di Platone (2012) e S. Ramón y Cajal, Psicologia del Don Quijote e il Quijotismo (2012) e curato la postfazione a J. Ortega y Gasset, Meditación de la Técnica (2011). I suoi più recenti volumi sono: Auschwitz è ancora possibile? (2015) I frutti non colti marciscono. Temi weberiani e altre inquietudini sociologiche (2014) Nuovo Ordine Carnevale (2013), Francisco Franco. Appunti per una fenomenologia della potenza e del potere (2013).


Condividi questo articolo:




'“Ortega y Gasset e i battiti della preoccupazione patriottica”
di Pietro Piro' has no comments

Commenta questo articolo per primo!

Vuoi scrivere un commento?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato

Scenari. Il settimanale di approfondimento culturale di Mimesis Edizioni Visita anche Mimesis-Group.com // ISSN 2385-1139